gigi morello endorser sonor

Nella scelta di un endorser per le mie batterie sono rimasto diverso tempo nel limbo usando un po’ di tutto; ho avuto batterie letteralmente di ogni marca, tipo e materiale.

Ho avuto diverse proposte e contatti, per anni ho scelto di non legarmi a nessuno e usare quello che mi andasse a genio per quello che suonavo al momento.

Il problema era di nuovo di natura etica: UNO STRUMENTO DI OTTIMO LIVELLO IN CUI CREDESSI E CHE POTESSE ANDARE BENE PER OGNI GENERE DI MUSICA E PER OGNI LIVELLO ECONOMICO, IN QUANTO NON TUTTI GLI ALLIEVI HANNO LA POSSIBILITA’ DI COMPERARE UNO STRUMENTO DI FASCIA ALTA, ANCHE SE OGNUNO DI LORO HA DIRITTO DI AVERE UN BUONO STRUMENTO MUSICALE.

Il mio innamoramento iniziale per SONOR risale ai primi anni ottanta. All’epoca mi ricordo era appena uscita una batteria fantastica, la Sonor Signature Series, la facevano mi pare in due modelli, in Bubinga e in Ebano Macassar, due legni esotici che oltre ad essere rarissimi e molto sonori erano fantasticamente belli e costavano una cifra esorbitante. Il rullante aveva 12 tiranti!

rullante della vecchia sonor signature in bubinga 12 tiranti

rullante della vecchia sonor signature in bubinga 12 tiranti

Queste batterie erano veramente una favola, una roba da guardare la sera prima di addormentarsi e sognare. In quegli anni non esisteva internet, si andava una volta all’anno al SIMM di Milano (La fiera degli strumenti musicali più grande d’Italia), si portava a casa una borsata di cataloghi illustrati di batterie piatti ed accessori che poi rimanevano rigorosamente vicino al comodino per essere sfogliati con un sospiro prima di addormentarsi.

la mia prima batteria comperata nuova

la mia prima batteria comperata nuova

All’epoca avevo una Tama Swingstar Rossa (Che ho recentemente rivisto sul banco dell’usato da Ringo Music, con un bel po’ di malinconia) che costava un milione di lire, in pratica un bel po’ di risparmi di ragazzino e il ricavo della vendita della mia Moto Guzzi 125 gialla. Quella Tama non si preoccupava nemmeno di sembrare in strati di legno, l’interno era bianco e si vedevano i trucioli pressati con cui erano costruiti i fusti.

Mi ricordo che il mio amico Elvin Betti aveva una Sonor Signature in Bubinga con una marea di pezzi, pesava una tonnellata, ma suonava da paura ed era bellissima. Quando suonava in giro con i Gow la guardavo ammirato e leggermente invidioso di Elvin. Elvin era più fortunato, aveva un padre batterista che gliela aveva regalata, il mio era un riparatore TV che mi diceva in coro con mia madre di smettere di “sbattere i tamburi” se non volevo in futuro andare a vivere sotto i ponti.

Non ho recriminazioni per i miei genitori, qualsiasi lezione o pezzo di batteria che mi sono comperato me lo sono sudato e forse il fatto di essermi dovuto pagare tutto con il sudore della mia fronte mi ha fatto apprezzare poi qualsiasi flam o asta per piatto “aquistato” verniciando una serranda, installando antenne, facendo da sicurezza in un negozio di biancheria intima, distribuendo volantini, o vendendo mimose l’8 marzo… I miei genitori sono stati fantastici da altri lati, ma quello della batteria purtroppo non gli è mai andato giù.

Un Segreto tenuto per più di vent’anni rivelato.

Sto scrivendo di batterie, quindi della mia vita e i ricordi mi arrivano addosso a ondate.

Questo lo voglio condividere con voi.

Sto per svelare una cosa tenuta segreta per più di vent’anni.

Volevo ringraziare ancora una volta il mio caro amico ed eccellente maestro Giorgio Gandino. Giorgio è per me il padre della batteria Torinese. Forse l’insegnante più serio, capace e insistente che abbia mai conosciuto in vita mia in qualsiasi parte del mondo.

io con il mio maestro Giorgio Gandino

io con il mio maestro Giorgio Gandino

Più delle cose che insegni è importante COME LE INSEGNI e Giorgio in questo è Maestro. Non “UN MAESTRO” Giorgio è “Il Maestro”.

Quando ho iniziato a capire che per realizzare quello che avevo nel cuore tramite la batteria avevo bisogno di studiare mi ritrovai con il solito dilemma, tanta voglia, nessun supporto, niente soldi.

Ne parlai con un amico con cui avevo preso un paio di lezioni, un bravo batterista torinese, Fazio Delfo, allievo di Giorgio Gandino.

Tramite Fazio riuscii a parlare con Giorgio, ci vedemmo, mi ascoltò mi disse qualcosa tipo “hai la stoffa” anche se onestamente riuscivo solo a fare tum cha, tum tum cha e qualche passaggino in sedicesimi (e con le mani puttosto storte), gli parlai spiegandogli il mio dilemma ma promettendogli che mi sarei spaccato per imparare esattamente quello che lui avesse voluto insegnarmi. Ma avevo bisogno di un aiuto.

Chiesa di San Gaetano da Thiene a Regio Parco Torino

Chiesa di San Gaetano da Thiene a Regio Parco Torino

In qualche modo Giorgio mi diede accesso alle lezioni collettive che teneva settimanalmente nella Cantina al di sotto della Chiesa San Gaetano di Regio Parco.

Il Maestro Giorgio Gandino sulla sua Ludwig del 1961, su cui noi studiavamo

Il Maestro Giorgio Gandino sulla sua Ludwig del 1961, su cui noi studiavamo

Sulla Mitica Ludwig anni 60 di Giorgio che risuonava sul soffitto a volta della cantina della chiesa iniziai a capire la differenza tra sapere suonare e suonicchiare ad orecchio e fare tutto con la mano destra, ma soprattutto imparai la differenza tra un batterista e un vero maestro dell’insegnamento, qualcuno che ha solamente a cuore il fatto che tu impari. E che ottiene un risultato.

Il segreto tra me e Giorgio, tenuto per più di vent’anni per promessa fattagli era che invece di pagare 60  mila lire al mese come gli altri allievi che studiavano con me, io avrei potuto pagare 10 mila lire a lezione, al termine della lezione, dandoglieli personalmente al termine quando uscivamo, assicurandomi che gli altri ragazzi non vedessero, mentre ci incamminavamo insieme verso via delle Maddalene.

Mi scuso con gli altri per questa piccola ingiustizia che mi permise di frequentare il corso per un’anno prima di vincere la selezione alla Scuola Civica di Torino, che ogni anno ammetteva un massimo di 3 nuovi allievi in aggiunta a quelli attuali, e mi permise quindi di studiare solfeggio, armonia, musica d’insieme con grandi maestri quali Alfredo Ponissi, Bruno Astesana e lo stesso Giorgio. Scuola che mi permise di farmi un’istruzione musicale mentre incominciavo a lavorare e a percepire qualcosina per mantenermi.

Io con il mio maestro, grande arrangiatore e sassofonista Alfredo Ponissi

Io con il mio maestro, grande arrangiatore e sassofonista Alfredo Ponissi

Mi scuso con il mio amico Vito Miccolis, che studiava con me sotto la chiesa sulla vecchia Ludwig di Giorgio, Vito è diventato un ottimo percussionista e leader della nota band Tribà. Spero non me ne voglia.

Il grande percussionista Vito Miccolis

Il grande percussionista Vito Miccolis

Sono sempre debitore verso Giorgio di queste 20 mila lire risparmiate al mese, non importa quello che io faccia, che dica il suo nome alla televisione o sui giornali specializzati o in America a insegnanti a livello internazionale, sarò sempre debitore verso Giorgio per avermi permesso di diventare un musicista ed un didatta.

Ma torniamo a Sonor…

Mi ricordo il seminario del grande batterista degli Area purtroppo scomparso Giulio Capiozzo che dimostrava una splendida sonor Lite e il mio Maestro Walter Calloni che all’epoca era endorser Sonor e aveva nella classe al CPM una splendida Sonor color Legno e usava per i live un’altra Sonor  stupendamente rifinita nera con brillantini di vari colori e hardware mi sembra color oro.

giulio capiozzo

giulio capiozzo

walter calloni

walter calloni

Una pecca erano le viti dei tamburi che erano a taglio invece di poter essere chiusi con una normale chiavetta da batteria comune. Odiose.

Altra pecca i costi, all’epoca Sonor veniva costruita solamente in Germania e naturalmente i prezzi di uno strumento di altissimo livello costruito con legni pregiati e manovalanza europea non erano al passo con le mie tasche, che dovevano ripiegare in una batteria giapponese in truciolato. Mi pare che la Sonor Signature in Bubinga arrivasse a costare qualcosa come 10 milioni di lire!

Poi ho usato un po’ di tutto, mapex, tama, pearl, premier, ddrum, pacific, yamaha ecc.

Recentemente parlando con l’amico Sergio Fanton, rinomato Drum tech di alcuni dei più grandi batteristi a livello internazionale mi sono riavvicinato a questo marchio che mi faceva sognare da ragazzino e ho scoperto alcune cose interessanti che alla fine mi hanno fatto optare per questo strumento non solo per me, ma anche come strumento da consigliare ad amici ed allievi.

Sergio Fanton con Stewart Copeland

Sergio Fanton con Stewart Copeland

Innanzitutto le viti dei tamburi con sezione a taglio erano state sostituite da viti normali standard, ma volendo si potevano ordinare a taglio (onestamente non so chi l’abbia fatto).

Con il passare degli anni anche Sonor si è adeguata ai dogmi economici che sono difatto leggi del mercato.

Le pecche erano sparite!

La costruzione non viene solamente effettuata in Germania, le batterie di fascia economica e alcuni modelli semiprofessionali e professionali vengono costruite in oriente con supervisione Tedesca garantendo quindi una qualità alta ma usufruendo dei prezzi della mano d’opera orientale, i modelli top continuano ad essere costruiti in Germania e arrivano a poter essere ordinati in modo da potere avere esattamente la dimensione, il tipo di legno, la finitura e persino il colore delle chiavette completamente a discrezione di chi la ordina.

Ci sono un numero impressionante di livelli per tutte le tasche ed esigenze

Dai livelli di base 507 e 1007, al semiprofessionale 2007 al professionale 3007, S Classix e Delite, alle pregiate Signature e alle SQ2 completamente personalizzabili in base alle proprie esigenze.

In pratica Sonor finalmente risolveva il problema che avevo, una batteria che potesse essere acquistata da un ragazzino alle prime armi o una completamente artigianale per un batterista esigente, con una qualità superiore a modelli relativi di altre marche, che molto spesso non passano dalla batteria livello base alla batteria completamente personalizzabile ma tendono a specializzarsi i una o nell’altra fascia prezzi.

Le batterie della serie Force 507 sono il livello base, ideali per chi inizia, costano molto poco pur rimanendo delle batterie che ben accordate e con delle buone pelli sopra fanno la loro figura. Sono costruite in 9 strati di Tiglio. Le meccaniche hanno le gambette doppie, quindi per quanto siano batterie di fascia economica non sono nemmeno minimamente paragonabili a quelle delle batterie cinesi con le meccaniche che dopo un’ora ti rimangono in mano.

Sonor Force 507

Sonor Force 507

Le batterie della serie Force 1007 sono il livello intermedio sono leggermente superiori alle 507 e sono anche esse costruite in 9 strati di Tiglio.

Sonor Force 1007

Sonor Force 1007

Con le Force 2007 entriamo già nel semiprofessionale, batterie che suonano molto, molto bene. Abbiamo usato una Force 2007 per la Jam Session del 20 Dicembre, suonava da paura. Qui entriamo nella laccatura (Verniciatura) del fusto invece che un rivestimento (La laccatura oltre a fare sembrare lo strumento molto più bello, non stoppa il suono come lo fa uno strato di plastica attaccato al fusto). Il materiale è Betulla, ideale per il suono controllato. Anche qui meccaniche buone.

Sonor Force 2007

Sonor Force 2007

Con le Force 3007 siamo al modello professionale costruito in oriente con supervisione tedesca. Batteria in acero, completamente laccata, 10 tiranti su rullanti e casse, sistema di sospensione dei tom. Meccaniche professionali.  C’è tutto.
La precisione della supervisione tedesca si vede nell’imballo che arriva ad avere una bustina di plastica per ogni parte metallica, un tappino di gomma che chiude ogni tirante della cassa prima che gli venga inserita la relativa vite ecc. ecc.

Sonor Force 3007

Sonor Force 3007

Siamo ora nei modelli superiori, costruiti in Germania con mano d’opera tedesca. Qui c’è perfezione in tutto. Delite, S Classix modelli Signature cambiano in base alle esigenze e ai suoni che si vogliono ottenere. La caratteristica principale è che sono perfetti come lo sarebbe una BMW o una Mercedes nuove di pacca.  Suonano veramente da paura ad ogni tipo di accordatura, caratteristica che è estremamente difficile da trovare anche in una batteria professionale. Infatti notoriamente alcuni marchi suonano bene solo a determinate accordature e neanche a farlo apposta generalmente vedete personaggi di spicco che le usano per fare più o meno lo stesso genere musicale.

Sonor S Classix

Sonor S Classix

Sonor Delite

Sonor Delite

Con le Sonor si fa la Fusion alla Thomas Lang, Il Death Metal alla Derek Roddy, l’hard rock alla Phil Rudd (AC/DC) il Pop alla Gavin Harrison o il Jazz e Jungle alla Jo Jo Meyer.

Andando alle SQ2 non ci sono parole, andate sul www.sonor.com e cliccate sul configuratore SQ2. Qui potete veramente crearvi una batteria che abbia i cerchi delle due casse di colore uno diverso dall’altro, all’interno e all’esterno naturalmente, potete mettere tiranti di colori diversi alternati sulla cassa e sui tom e cambiare il legno dei timpani per adattarlo alle frequenze più basse come fa l’amico Massimo Pacciani facendosi costruire la cassa della sua Soprano in faggio e i tom e il rullante con altri tipi di legni per avere la sonorità che desidera.

Sonor SQ2

Sonor SQ2

Sonor SQ2

Sonor SQ2

Qui siamo all’elite. Attenzione però di avere le idee chiare su quello che cercate.

Naturalmente anche la garanzia e l’assistenza sono tipiche tedesche, il bello è che in questo caso anche l’assistenza delle batterie prodotte in oriente viene dalla Germania, quindi siamo tranquilli.

In pratica sono endorser Sonor perché la Sonor tratta batterie di altissime qualità ma che permette anche a giovani batteristi di avere un batteria buona, che suona e che dura nel tempo, batterie che costano solo Leggermente di più delle batterie giapponesi, ma che in relazione sono decisamente superiori.

Questa è la verità e scusate se ho inserito parte della mia vita in questa che non è solo una semplice pubblicità.

G

2 Commenti a “Perché ho scelto Batterie Sonor – Una storia di Vita e di batteria.”

  • Edoardo:

    Hai proprio ragione….questi tedeschi!!! mi dicevano sempre: quando hai una moto bmw difficilmente passi ad un’altra marca e effettivamente non passerei mai ad altro…per le sonor è la stessa cosa…ma come fanno sti tedeschi!!! ciaoo e buona musica

  • admin:

    grazie Edoardo! A presto! G

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